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ANNACHIARA BORTOLOTTI
Annachiara Bortolotti (1978) è nata e vive a Trento. Si è laureata nel 2003 a Verona, in Scienze della Formazione, con una tesi di laurea sul Villaggio SOS di Trento, dove è vissuta da quando aveva 18 mesi e fino a quando ha compiuto diciotto anni. La sua testimonianza è particolarmente preziosa perché è stata separata dai suoi fratelli in fase di affidamento.
 
 
 

“Quando arrivai ad avere sette anni, per un attimo mi allontanai da queste sensazioni perché arrivò finalmente la notizia che aspettavo da tempo: i miei due fratelli mi avrebbero raggiunta al villaggio (ndr struttura di accoglienza dei minori fuori dal loro contesto familiare di origine) e finalmente una parte di me si sarebbe unita a ciò che tanto desiderava. Era iniziata un’agitazione interiore, difficile da spiegare. Era l’incubo che finiva e mi sentivo talmente euforica che i pensieri che tempestavano la mia mente fino a qualche attimo prima vennero cancellati in un baleno. Cominciai a fare dei disegni per la camera che minuziosamente stavo preparando con cura per loro due. Misi i miei orsacchiotti più belli sui loro letti e attesi con impazienza quel grande momento che accompagnava i miei sogni tutte le notti. In teoria quella era l’unica favola che non stavo realmente vivendo, ero certa di quello che stava per avvenire perché lo staff del Villaggio mi aveva preparata adeguatamente a questo incontro. Ma purtroppo questa riunione non è mai avvenuta. Il Tribunale ha modificato la decisione e ha accettato la richiesta dei miei familiari e cioè che i miei fratelli rimanessero a casa loro. Peccato che abbiano deciso quando io ero già illusa e già pronta per accoglierli. Non hanno tenuto conto di una bambina che ansiosamente attendeva quel momento e non hanno avuto il tempo di smorzare la mia illusione. Da allora in poi la mia vita è cambiata: se prima li desideravo ardentemente, ora li odiavo completamente perché ho cominciato a sentirmi il brutto anatroccolo della situazione: l’unica castigata di questa circostanza”.

Da L’Altra Famiglia, storie e percorsi di affido al Villaggio SOS, di Annachiara Bortolotti

 
 

"In riferimento allo standard 4 della ricerca Q4C desidero anch’io, da diretta protagonista di una situazione di affido e di una separazione dai miei fratelli biologici, fare alcune considerazioni. Innanzittutto credo, dalla mia esperienza e da quelle che ho visto intorno a me, che sia fondamentale tenere unite persone della stessa famiglia naturale.

Infatti il rischio più grave di un bambino che viene allontanato dalla propria famiglia e dalla propria parentela, è proprio quello di non riuscire a coltivare in futuro relazioni importanti e salde con i propri fratelli biologici o con i propri genitori. Purtroppo posso affermare questo perché tale situazione si è verificata anche nel mio caso, in quanto avendo vissuto una vita lontana dai miei fratelli biologici, nonchè differente per educazione e per cultura, si è poi dimostrato quasi impossibile riuscire a conciliare vite diverse e ad entrare in sintonia dopo anni di allontanamento.

E’ difficile poi, una volta che si è intrapresa una propria vita e si è diventati “grandi”, riuscire ad entrare in contatto con la propria famiglia naturale visti soprattutto i percorsi e le esperienze di vita discordanti.  
Nel mio passato ho sofferto molto di questa divisione perché avrei voluto, in cuor mio, condividere con loro le mie giornate e la mia crescita personale. Da bambina infatti sentivo un forte legame con loro, nonostante non li conoscessi molto, visto che li vedevo solo qualche rara volta alle visite domenicali che mi facevano al Villaggio Sos.

Ma, finchè eravamo piccoli, era facile riuscire a nutrire tra noi affetto e fratellanza, anche se eravamo lontani, poi però, con il trascorrere degli anni, quando ci si crea una vita indipendente può succedere che quei rapporti familiari naturali si sfaldano poichè non sono sostenuti da solide basi e da vincoli sentimentali forti.

Come descrivo nel mio libro “L’Altra Famiglia” è anche complicato per una persona che vive questo tipo di storie, riuscire anche a comprendere il ruolo di queste persone nella propria vita, nonostante si senta il legame parentale. Probabilmente se avessimo vissuto insieme l’esperienza di affido avremmo potuto spartire le problematiche ed i sentimenti che nascono con questa esperienza e sicuramente avremmo anche potuto crearci un’allenza che ci avrebbe permesso di restare aggregati.

Ad oggi, personalmente, questa separazione non mi permette di sentire un nesso ed un’affinità con i miei fratelli biologici e pure con la mamma naturale ed ormai mi sono avvicinata ad altre persone, che sono cresciute con me e che reputo “miei fratelli”. Credo che, anche per quanto riguarderà il prossimo futuro, ormai, ho fatto le mie scelte e preso le mie decisioni, (condizionata ovviamente dalla disgregazione familiare che ho avuto) e non sarà più possibile arrivare ad un’unificazione familiare."

Annachiara Bortolotti
 
 
                 
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